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Tumori e influenza alle porte
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imperatrice2

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MessaggioInviato: Ven Set 18, 16:44:25 Rispondi citando

Gli esperti dicono come orientarsi fra le proposte vaccinali di quest'anno e come affrontare le paure


Ferruccio Fazio, viceministro alla Salute
MILANO - «Mio marito ha subito un intervento al polmone. Siamo tifosi di basket e ieri sera siamo andati al palazzetto per seguire la partita della nostra squadra del cuore. C'erano 3mila persone, urlanti, sedute gomito a gomito che si parlavano con i visi a dieci centimetri. Confesso che guardavo con sospetto chi tossiva o starnutiva. Esagero?». E ancora: «Sono affetto da Linfoma Non Hodgkin in remissione. E’ conveniente fare la vaccinazione o le controindicazioni sono tali da sconsigliarlo? Cosa fare?». Sono alcune delle lettere pervenute ai forum di Sportello Cancro, scritte da pazienti, ex-pazienti o familiari che si domandano quanto la nuova influenza A/H1N1, la cosiddetta «suina», possa essere rischiosa per chi sta seguendo terapie anticancro, le ha terminate da poco o è reduce da un intervento. Preoccuparsi o no? Vaccinarsi o no?

CHE COSA DICE IL MINISTERO – Si partirà a metà ottobre con le vaccinazioni contro la nuova influenza A. Le indicazioni sono fresche fresche: le persone con un tumore sono comprese nelle categorie a rischio che avranno la priorità nell’offerta vaccinale (comunicazione ministeriale dell’11 settembre). Per la «solita» influenza di stagione, invece, l’immunizzazione resta raccomandata a bambini, ragazzi e adulti «affetti da malattie degli organi emopoietici ed emoglobinopatie, tumori, malattie congenite o acquisite che comportino carente produzione di anticorpi, immunosoppressione indotta da farmaci o da HIV, patologie per le quali sono programmati importanti interventi chirurgici» (circolare del Ministero del Lavoro, salute e politiche sociali per la prevenzione e il controllo dell’epidemia stagionale d’influenza 2009-2010).

PIÙ FRAGILI - - «I pazienti affetti da tumore devono vigilare nei confronti della nuova influenza come per qualsiasi altra patologia infettiva – precisa Francesco Cognetti, direttore dell’Oncologia medica A dell’istituto Regina Elena di Roma -. La nuova A è magari più contagiosa dell’influenza stagionale, ma non è certo più pericolosa. Detto ciò, bisogna tenere presente che parliamo comunque di persone più fragili, che non rischiano più delle altre di ammalarsi, ma rischiano più complicanze una volta ammalate, dunque è fondamentale discutere le misure precauzionali e l’eventuale vaccinazione con il medico curante e con il proprio oncologo». Importante valutare caso per caso, aggiunge Marco Venturini, segretario Aiom (Società italiana di oncologia medica ) anche perchè con la cosidetta «suina» «ci troviamo di fronte a un’influenza nuova e un vaccino nuovo, di cui sappiamo ancora poco».

NUOVA «A»,LE CURE CI SONO E FUNZIONANO - In ogni caso, già ora i malati di tumore, in quanto parte delle categorie a rischio, possono usufruire di una profilassi e di una terapia efficaci con farmaci antivirali» rammenta Claudio Viscoli, che dirige la clinica Malattie Infettive dell’università di Genova e da tempo collabora con l’Aiom. La profilassi è da seguire se si è esposti al contagio per un contatto stretto con un ammalato («un convivente, ad esempio; un collega o il vicino di casa non è da intendersi un contatto stretto» precisa Viscoli), la terapia se invece ci si ammala. E poi, al solito, è bene «vaccinarsi» anche contro il virus della paura immotivata. Ben vengano le precauzioni purché di buon senso, invoca Viscoli: «Tanto per capirsi, mettere la mascherina per portare la bara di un defunto (com’è accaduto con il paziente deceduto a Napoli (com’è accaduto con il paziente deceduto a Napoli) non è buon senso. Ed è inutile andare nel panico per un colpo di tosse sull’autobus: l’influenza, vecchia e nuova, non è un raffreddore. E se non c’è febbre a 38 gradi, 38 e mezzo, con sintomi respiratori e, più raramente, gastrointestinali, non è influenza».

MEGLIO IL PARCO DELLO STADIO - Suina o meno, è impossibile dare indicazioni buone per tutti, chiarisce subito un infettivologo esperto come Mauro Moroni, che per molti anni ha diretto il Dipartimento malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano: «Sarebbe fuorviante. Solo i medici curanti possono valutare lo stato del malato e l’eventuale rapporto costo-beneficio del vaccino. Per rispondere al signore con un linfoma, ad esempio, bisognerebbe conoscere i valori ematologici, sapere quando ha concluso le terapie e quali sono state, se soffre di anemia, se ha avuto allergie e via dicendo». E la signora tifosa di basket? «Tutte le persone che, per malattie tumorali o altro, hanno problemi cardiaci, respiratori, sono immunodepresse, farebbero meglio ad evitare i luoghi affollati, da adesso in poi (con l’autunno, inizia la stagione più propizia per la trasmissione delle malattie infettive, non solo della «suina») – risponde Moroni -. La pallacanestro è meglio vederla in tv, e uscire piuttosto per fare una bella passeggiata all’aria aperta».

GLI ONCOLOGI – Con l’autunno alle porte, dunque, è bene tutelarsi. Secondo Marco Venturini, il messaggio da far passare è chiaro: «Ai malati di cancro il vaccino per l’influenza di stagione è raccomandato, anche se stanno facendo chemioterapia (ci sono vaccini particolari che possono essere somministrati con tranquillità). Anche perché la chemioterapia per tumori solidi non provoca una forte immunosoppressione ». Già, perché spesso il rischio è che il vaccino faccia un buco nell’acqua: «Ai pazienti in trattamento ormonale lo consigliamo sempre - spiega Giuseppe Curigliano, vice direttore della divisione di Oncologia medica dell’Istituto europeo di oncologia di Milano -; quelli in chemioterapia invece ottengono risultati meno efficaci perché hanno una risposta immunitaria più debole. Devono quindi stare un po’ più attenti nel prevenire il contagio, evitando contatti con persone a rischio e prestando attenzione ai sintomi precoci, per procedere tempestivamente a una terapia con antivirali».

L’EMATOLOGO –Diverso può essere il discorso per chi è in cura per leucemie, linfomi o mieloma. «Una volta finiti i trattamenti da almeno tre settimane, è consigliabile provvedere alla vaccinazione antinfluenzale» suggerisce Alberto Bosi, responsabile dell’unità funzionale di Ematologia dell’università di Firenze, che a breve inizierà a rispondere agli utenti di Sportello Cancro dal forum di ematologia. Per chi è in trattamento la vaccinazione non è pericolosa, ma rischia di essere inefficace, perché le terapie immunosoppressive riducono la reazione dell’organismo. Un po’ più complessa la situazione dei pazienti sottoposti a trapianto di midollo osseo, che devono fare riferimento ai centri presso cui sono stati assistiti».

IL PEDIATRA – – Anche chi si occupa dei pazienti giovanissimi, e ogni giorno cerca di rispondere alle preoccupazioni dei genitori, preferisce la cautela. «Spesso i bambini affrontano terapie oncologiche particolarmente intense, che mettono davvero a dura prova il loro sistema immunitario – spiega Maurizio Mascarin, pediatra e radioterapista, nonché responsabile dell’Area giovani del Centro di riferimento oncologico di Aviano -. Ecco perché prima di pensare a far vaccinare un piccolo malato, tendiamo a proteggerlo con un “cordone sanitario” per evitare che sia contagiato da chi gli vive accanto, e suggeriamo piuttosto la vaccinazione antinfluenzale a mamma, papà, fratelli e sorelle».

Donatella Barus
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