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Artrosi
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  Nuovo Topic   Rispondi Indice del forum » Bodyquisquilia Il corpo umano e le patologie     
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MessaggioInviato: Lun Ott 12, 14:00:09 Rispondi citando

Il termine artrosi, formato dalle parole di
origine greca “artro” che significa
articolazione e “osi” che significa
degenerazione, indica una malattia
degenerativa delle articolazioni. Sinonimi di
artrosi sono anche osteoartrosi e nei paesi
anglosassoni, osteoartrite (osteoarthritis).
Le articolazioni sono strutture deputate a
collegare o “articolare” fra di loro le ossa. Le
più importanti sono quelle che collegano fra
loro i segmenti ossei mobili, che sono
provviste di tessuti di diversa composizione e
diversa funzione, fra cui i più importanti sono
la membrana sinoviale e la cartilagine.

La prima permette la pulizia dell’articolazione
e la sorveglianza immunitaria contro agenti
estranei e produce alcune sostanze
necessarie per la nutrizione e lo scorrimento
delle superfici articolari che versa nel liquido
sinoviale. La cartilagine, che ricopre e
protegge le ossa articolari, serve soprattutto a
sopportare il carico esercitato sulle
articolazioni soprattutto durante il
movimento.
Le lesioni più rilevanti dell’artrosi si ritrovano
proprio a livello della cartilagine, per cui le
maggiori conseguenze di questa malattia
hanno un rapporto con le funzioni principali
di questo tessuto. Non è quindi sorprendente
che i principali sintomi dell’artrosi siano
connessi con il movimento e perciò definiti di
tipo “meccanico”. Però, alcune ripercussioni si
possono avere anche a livello della
membrana sinoviale, sebbene esse raramente
raggiungano la gravità e l’estensione
osservabile nell’artrite, che è una patologia
infiammatoria delle articolazioni, come si
intuisce dal suffisso “ite” che vuol dire
infiammazione.
L’artrosi può essere quindi definita come una
malattia articolare ad evoluzione cronica
caratterizzata da lesioni degenerative e
produttive a carico della cartilagine articolare.

è fra le malattie croniche più comuni
nella popolazione e la causa di disabilità più
frequente nell’anziano. Si calcola che l’artrosi
sintomatica colpisca in Italia almeno
4.000.000 di soggetti, producendo costi totali
intorno ai 6,5 miliardi di Euro. Negli Stati
Uniti, il costo delle protesi totali per l’anca
(50.000/anno) e per il ginocchio
(100.000/anno) è valutato intorno ad 1,8
miliardi di dollari. Inoltre, il 10-15% di tutte le
visite ambulatoriali svolte dai Medici di
Medicina Generale vengono dedicate
all’artrosi.
Un importante studio epidemiologico, il
PROVA (PROgetto Veneto Anziani), condotto
nella regione Veneto su oltre 3000 ultrasessantacinquenni
residenti nelle province di
Padova e Rovigo, ha analizzato la frequenza
dell’artrosi effettuando radiografie di anche,
mani e ginocchia e fotografie delle mani per
poter apprezzare anche il grado di
tumefazione e di deformità. È stato così
evidenziato che il 19% dei partecipanti era
affetto da artrosi delle mani, il 20% delle
ginocchia e l’11% dell’anca e che gravi
limitazioni funzionali e disabilità affliggevano
il 14% delle donne ed il 10% dei maschi
colpiti da artrosi agli arti inferiori
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MessaggioInviato: Lun Ott 12, 14:00:09





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MessaggioInviato: Lun Ott 12, 14:10:28 Rispondi citando

Cause


Anche se le cause precise che portano
all’insorgenza dell’artrosi sono in gran parte
ignote, si ritiene che nella maggior parte dei
casi intervengano contemporaneamente
molti fattori che alterano l’equilibrio
articolare. Schematicamente, questo può
essere mantenuto se un carico normale viene
esercitato su una cartilagine normale. Quindi,
tutti i fattori capaci di modificare questo
equilibrio, agendo o sul carico o modificando
le caratteristiche della cartilagine, possono
essere considerati fattori di rischio dell’artrosi.
fattori di rischio
Come per molte altre malattie, nella maggior
parte dei casi si assiste ad una combinazione
fra la predisposizione genetica dell’individuo
e l’influenza dei fattori ambientali, soprattutto
quelli che agiscono sul carico, quali le
sollecitazioni meccaniche, l’obesità, le
malformazioni, i traumi ed i microtraumi. La
precocità dell’insorgenza ed il tipo di
evoluzione possono poi dipendere dal
numero dei fattori che intervengono, dalla
loro entità e dalla durata della loro azione.
Dal punto di vista epidemiologico, fra i più
importanti fattori di rischio si ritrovano la
predisposizione familiare nell’artrosi della
mano, il sovrappeso e le alterazioni del
menisco inclusa l’asportazione per l’artrosi
del ginocchio (detta anche gonartrosi) e le
lussazioni o sublussazioni per l’artrosi
dell’anca (detta anche coxartrosi).
Qualche considerazione a parte merita l’età.
Nonostante sia a tutti noto che la frequenza
dell’artrosi aumenti con l’età, si ritiene
attualmente che l’artrosi non debba essere
considerata una malattia dell’invecchiamento.
In effetti, non tutti gli anziani hanno questa
malattia. È probabile perciò che la tendenza
genetica che un individuo ha nella
predisposizione a contrarre prima o poi
alcune malattie, inclusa l’artrosi, possa essere
accentuata ed accelerata dai vari fattori di
rischio. Ovviamente, negli anziani la durata
dell’esposizione a questi fattori di rischio è
maggiore, per cui le conseguenza sono più
evidenti.
Come è possibile intuire, alcuni fattori di
rischio non sono modificabili, quali l’età e la
predisposizione genetica, mentre altri, quali
quelli meccanici, il sovrappeso, ecc., sono
considerati modificabili e pertanto,
considerazione raramente proponibile per le
altre malattie reumatiche, prevenibili.

Sintomi e segni dell’artrosi
Le manifestazioni principali che si ritrovano in
un paziente affetto da artrosi si possono
suddividere in sintomi e segni.
Schematicamente, i sintomi sono avvertiti dal
paziente, perciò soggettivi, mentre i segni
sono osservabili anche dagli altri, soprattutto
il medico, e perciò obiettivi.
Il sintomo principale dell'artrosi è il dolore.
Esso è definito di tipo "meccanico", in quanto
viene risvegliato dal movimento ed è alleviato
dal riposo. Il dolore è generalmente il primo
sintomo nel paziente con artrosi; all’inizio è
sordo e si rivela solo dopo una prolungata
attività dell’articolazione colpita. Poi si
aggrava progressivamente, manifestandosi
anche dopo movimenti minimi o in seguito a
particolari atteggiamenti del corpo o posture.
Difficilmente è acuto e violento.
Il dolore può accompagnarsi ad altre
manifestazioni soggettive, fra cui le più
frequenti e rilevanti per il paziente sono la
rigidità (una sensazione di impaccio) e la
limitazione funzionale. La rigidità è è
soprattutto mattutina o insorge dopo
prolungata inattività ed è di breve durata,
generalmente di 10-15 minuti, senza
comunque quasi mai superare la mezz'ora.
Nelle artriti invece è generalizzata e può
durare anche alcune ore. La limitazione
funzionale, che è uno stato di difficoltà nel
compiere i movimenti, è nell’artrosi
progressiva e proporzionale al danno
cartilagineo, ma talvolta può comparire solo
negli stati più avanzati.
Fra i segni, l'espressione più rilevante è data
dal gonfiore o tumefazione articolare. Essa è
generalmente dura ed è dovuta agli osteofiti,
escrescenze ossee che si producono
nell’articolazione artrosica, ed alla riduzione
dello spazio articolare. Può sovrapporsi una
tumefazione molle in caso di versamento
articolare, dovuto ad un’eccessiva e pertanto
patologica produzione di liquido sinoviale.
Raramente la cute sovrastante l’articolazione
si dimostra calda ed arrossata come nelle
artriti. Può essere presente anche un dolore
stimolato dalla pressione sull’articolazione.
Caratteristico segno dell'artrosi è il crepitio,
una sensazione che il paziente può anche
ascoltare da solo e si può avvertire dal punto
di vista tattile con la palpazione
dell’articolazione durante il movimento attivo
o passivo. Un evento temibile è l’instaurarsi
di un’ipotrofia dei muscoli (cioè una
diminuzione della massa muscolare)
interessati dal movimento dell’articolazione
affetta, che in alcuni casi di coxartrosi o
gonartrosi può essere sorprendentemente
rapida.
Come per altre malattie croniche, anche
nell’artrosi si possono distinguere diversi
stadi, caratterizzati da un corredo di sintomi e
segni abbastanza evocativi
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MessaggioInviato: Lun Ott 12, 14:11:58 Rispondi citando

Esami radiologici

Fra gli esami radiologici, la radiografia è
senza dubbio la più utile per la diagnosi e
per la valutazione del grado dell’artrosi. È
bene però tener presente che molti soggetti,
pur avendo dei segni radiologici di artrosi,
non hanno alcun disturbo. Per cui non vanno
curati, perché non ne hanno bisogno.
Pertanto, il medico deve fare attenzione a
che i disturbi avvertiti dal paziente siano
veramente corrispondenti a quanto
osservabile alle radiografie. In altre parole, un
soggetto può presentare segni radiografici di
artrosi ed avere dolori per altri motivi. Nei
(pochi) casi dubbi, si può far ricorso ad altri
esami più sofisticati e costosi, quali
l’ecografia, la TAC o la Risonanza Magnetica

Gli aspetti radiologici più rilevanti e
caratteristici dell'artrosi sono essenzialmente
rappresentati dalla riduzione dello spazio
articolare, secondaria alla riduzione dello
spessore normale della cartilagine, e dagli
osteofiti, che sono le esuberanti escrescenze
ossee osservabili quasi sempre ai bordi
dell’articolazione . Specialmente
all'esordio, questi segni non sono sempre
evidenti o tutti presenti. È bene precisare che,
sebbene la presenza di osteofiti rappresenti
l’aspetto radiografico più caratteristico
dell’artrosi, la riduzione dello spazio articolare
è la più strettamente associata alla perdita
della funzione articolare

Esami di laboratorio
Si tratta di una malattia in cui, non essendoci
infiammazione diffusa, non si notano quasi
mai alterazione degli esami del sangue, a
differenza delle artriti. Quando è presente
tumefazione articolare, se è possibile, è bene
effettuare un’artrocentesi, ovvero
un’aspirazione di liquido sinoviale, per
poterlo analizzare. In effetti questo tipo di
indagine può essere utile per svelare la
presenza di eventuali agenti patologici od
irritativi quali, ad esempio i microcristalli.
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MessaggioInviato: Lun Ott 12, 14:15:07 Rispondi citando

ARTROSI DELLA MANO
L'aspetto visivamente più caratteristico (figura
3), mostra le classiche tumefazioni dure
(dette anche noduli) che si formano sulla
superficie dorsale delle dita soprattutto
distalmente, chiamate “noduli di Heberden”,
dall’autore che le descrisse per primo.
All'esordio si manifestano con dolore di
grado discreto e con lieve arrossamento.
Meno frequentemente sono colpite le
articolazioni interfalangee prossimali, con
noduli di consistenza un po’ più molliccia
(noduli di Bouchard). Di solito, nel giro di 6
mesi-1 anno, queste tumefazioni non sono
più dolenti, ma possono evolvere verso
deformità (aspetto di dito storto, a
“serpente”) che in alcuni casi, soprattutto
quando sono colpite le interfalangee
prossimali, possono indurre un’alterazione
della funzione. Generalmente le articolazioni
metacarpofalangee, predilette dalle artriti,
sono risparmiate nell’artrosi. Quando
presente, è di solito dovuta ad attività
occupazionali traumatiche, sia lavorative che
sportive.
L’artrosi delle articolazione della base del
pollice, la trapezio-metacarpale, detta anche
“rizoartrosi” (“artrosi della radice” del pollice
dapprima le articolazioni interfalangee e
successivamente, in alcuni casi, anche le
trapezio-metacarpali . Rispetto alla forma
nodulare si distingue per le rapide deformità,
le precoci anchilosi e l’alterazione della
funzione della mano nettamente più marcata
rispetto alle forme non erosive.


ARTROSI DELL'ANCA
L'artrosi dell'anca (o coxartrosi) è senza
dubbio una delle forme di artrosi più
importanti per frequenza e per induzione di
invalidità. L’età di insorgenza più frequente
dei sintomi è fra i 40 ed i 60 anni.
I sintomi sono rappresentati essenzialmente
dal dolore alla marcia e dalla progressiva
limitazione dei movimenti. Inizialmente il
dolore è avvertito all'inguine e/o alla parte
anteriore della coscia, ma in un quarto circa
dei casi può interessare il lato interno della
coscia e può essere riferito al ginocchio; più
rara è la localizzazione alla natica. Si
manifesta dopo una lunga marcia o dopo
essere rimasti a lungo seduti, ad es. in auto
od in poltrona, mentre a letto in posizione
orizzontale recede quasi sempre. Al dolore si
associa poi una limitazione dei movimenti
progressiva, per cui può risultare difficile
uscire dalla vasca da bagno, salire su una
bicicletta, accovacciarsi, allacciarsi le scarpe,
tagliarsi le unghie dei piedi, ecc.
Successivamente, anche la marcia per pochi
metri diventa difficoltosa, portando il paziente
ad un progressivo isolamento sociale.


L'artrosi del ginocchio (o gonartrosi) è
particolarmente frequente ed invalidante. Il
ginocchio è costituito da due tipi di
articolazione: la femoro-rotulea, fra femore e
rotula, e la femoro-tibiale, tra femore e tibia
(fig.4). Entrambe possono essere colpite
dall’artrosi, anche se l’interessamento della
femoro-tibiale è quello più rilevante per la
funzione del ginocchio. Il quadro clinico è
inizialmente dominato dal dolore in sede
anteriore o antero-mediale,
caratteristicamente di tipo meccanico. Dopo
una lunga inattività, per es. al mattino o dopo
essere stati seduti a lungo, può aversi una
contrattura dolorosa post-inattività di breve
durata che si attenua con la marcia. Il dolore
può essere risvegliato da alcune posture
particolari, quali il fare le scale soprattutto in
discesa, l'accovacciamento e l'uso prolungato
della pedaliera dell'auto. All'esordio si può
trovare anche una dolorabilità delle zone
periarticolari ed un modesto versamento di
liquido in articolazione, con tumefazione.
Successivamente il dolore può interessare
tutta l'articolazione, diventare notturno ed
accompagnarsi a frequenti versamenti
articolari. L'impotenza funzionale appare solo
tardivamente, ma senza peraltro arrivare ai
gradi raggiunti dalla coxartrosi. Alla visita, il
medico riscontra una limitazione dolorosa dei
movimenti di flessione e di estensione
forzata, segni di scroscio e dolorabilità dei
ligamenti periarticolari.

ARTROSI DEL PIEDE
Come già riferito, la sede preferibilmente
colpita dall’artrosi è quella dell’alluce (prima
articolazione metatarso-falangea), mentre le
altre sedi sono interessate solo poco
frequentemente. A favorire questa
localizzazione è innanzitutto la deviazione
dell’alluce chiamata alluce valgo, a cui si
aggiunge l’effetto traumatico della marcia,
alla quale l’alluce contribuisce con un
importante ruolo propulsivo
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MessaggioInviato: Lun Ott 12, 14:18:04 Rispondi citando

ARTROSI DELLA COLONNA
VERTEBRALE
Se valutata con l'esame radiologico, l'artrosi
della colonna (o spondiloartrosi dal greco
“spondilos”= colonna) è estremamente
frequente. Segni radiologici si osservano già a
partire dai 30 anni e dopo i 70 anni sono
presenti nella maggior parte della
popolazione.
D'altro canto, sintomi dolorosi a carico della
colonna vertebrale e delle strutture ad essa
collegate sono anch'essi molto frequenti,
anche se è del tutto improprio collegare ogni
sintomo ai segni radiologici di
spondiloartrosi. Le sedi più frequentemente
interessate sono quella cervicale e quella
lombare, mentre l’artrosi dorsale è
praticamente insignificante dal punto di vista
patologico.

Artrosi della colonna cervicale
Sebbene i segni di artrosi cervicale (o
cervicoartrosi) si possono ritrovare nel 70-80
% delle radiografie di soggetti anziani, la
maggior parte di questi non avverte sintomi
di rilievo, al massimo presentando una
limitata mobilità e periodiche modeste
cervicalgie (dolori cervicali). Però, l'elevata
frequenza delle alterazioni radiografiche porta
ad un’ipervalutazione della cervicoartrosi, che
viene considerata responsabile di qualsiasi
dolori cervicali.
Fra le affezioni che possono essere causate
dall’artrosi cervicale, la più nota è la
cervicobrachialgia (dolore del collo), dovuta
ad una compressione delle radici dei nervi
cervicali a livello vertebrale, per formazione di
osteofiti o di ernia discale. Il disturbo è in
genere monolaterale e si irradia nel territorio
interessato dalla radice colpita, che può
interessare il braccio e/o la mano. I sintomi
sono rappresentati dal dolore, che si
esacerba di notte, con i colpi di tosse o gli
starnuti, associato a disturbi sensitivi, quali
parestesie (formicolio) e/o alterazioni della
sensibilità. Giova però ricordare che la causa
più frequente di parestesie alle mani,
soprattutto notturne, è la sindrome del tunnel
carpale, dovuta ad una compressione del
nervo mediano al suo passaggio nel polso.
Raramente può riscontrarsi un’insufficienza
dei vasi del collo che irrorano il capo,
condizione seria caratterizzata dai cosiddetti
"drop-attack", cioè perdita, in seguito a
movimenti di iperestensione della testa, del
controllo degli arti inferiori senza perdita di
coscienza.
La diagnosi differenziale più frequente dei
dolori cervicali va posta nei confronti della
sindrome fibromialgica che è molto diffusa
nella popolazione, soprattutto di sesso
femminile.
Nella sindrome fibromialgica i dolori e la
dolorabilità interessano
contemporaneamente molte zone, sono
costanti, non dipendono dalle posizioni del
capo e si associano spesso ad altre
manifestazioni funzionali come i disturbi del
sonno, il colon irritabile, ecc.


Artrosi della colonna lombare
L'artrosi della colonna lombare (o
lombartrosi) è molto frequente. Tuttavia,
come per le cervicalgie, la maggior parte
delle lombalgie non dipendono dall’artrosi,
ma da stiramenti o contratture muscolari o,
soprattutto per le forme croniche, da
anomalie dei dischi posti fra le vertebre. Il
ruolo delle alterazioni artrosiche delle
vertebre e delle articolazioni intervertebrali
non è comunque indifferente, visti gli stretti
rapporti che queste strutture hanno con il
disco, la cui degenerazione causa un minor
scorrimento dei corpi vertebrali e la
conseguente formazione di osteofiti. Un'altra
possibile conseguenza può essere lo
scivolamento, per lo più anteriore, di una
vertebra sulla sottostante (spondilolistesi),
che può essere dovuta anche alla frattura di
una parte della vertebra (spondilolisi).

Terapia
Gli obiettivi essenziali della terapia nell’OA
possono essere definiti “a breve termine”,
rappresentati dal controllo del dolore e della
rigidità e dalla riduzione dell’infiammazione,
e “a medio-lungo termine”, costituiti
dall’arresto o rallentamento della
progressione, dalla prevenzione delle
deformità, e dal ripristino della funzione. Per
il perseguimento di questi obiettivi possono
essere adoperati numerosi mezzi, sia
farmacologici che non farmacologici, che
spesso necessitano di essere coordinati fra di
loro per essere realmente efficaci. Per cui,
non è sorprendente che accanto
all’introduzione di nuove terapie
farmacologiche, vada sempre più
precisandosi l’importanza di misure di
carattere generale, quali in particolare
l’educazione del paziente alla conoscenza
della malattia da cui è affetto e alla
conseguente messa in pratica di alcuni
provvedimenti di buon senso quali ad es., il
calo ponderale, la ginnastica o l’impiego di
ortesi di scarico. Ciò è chiaramente indicato
dalle linee guida o raccomandazioni
elaborate da alcuni organismi internazionali
molto importanti, quale l’European League of
Rheumatology (EULAR), riprese dalla Società
Italiana di Reumatologia in un’apposita
Consensus di esperti di varie specialità dediti
alle malattia dell’apparato locomotore.

farmaci impiegati nell’OA si possono
suddividere in sintomatici, di cui fanno parte
gli analgesici, i farmaci antinfiammatori non
steroidei (FANS) e i farmaci intra-articolari
(steroidi ed acido ialuronico), ed in farmaci
agenti sulla struttura, detti anche sintomatici
a lenta azione (SYSADOA) o condroprotettori.
Farmaco di prima scelta nella terapia del
dolore nell’OA è il paracetamolo, sostanza
molto conveniente per rapporto rischiobeneficio,
almeno fino a dosi di 3 gr/die. In
caso di inefficacia del paracetamolo, è utile
ricorrere, in associazione od in alternativa, ai
FANS. Nei pazienti a rischio gastro-intestinale
è prudente che il medico curante faccia
ricorso prima ai farmaci che agiscono
selettivamente sulla cicloossigenasi (COX)-2,
detti anche Coxib, che sono meno
gastrolesivi. In caso di scarsa efficacia, si può
far ricorso ai FANS tradizionali ai quali è utile
associare una gastroprotezione efficace con
farmaci inibitori della pompa protonica.
Recentemente qualche perplessità è stata
sollevata nell’impiego dei Coxib, a causa di
un possibile loro rischio cardio-vascolare. Per
cui, in attesa di dimostrazioni più definitive,
ne viene consigliato l’uso a breve termine ed
è controindicato nei soggetti che sono affetti
da malattie cardiovascolari.
Da qualche anno, anche nel nostro Paese gli
analgesici oppiacei (o morfinici) possono
essere somministrati nell’OA, soprattutto nei
soggetti che non tollerano i FANS, che sono
allergici o che rispondono poco agli
analgesici non oppiacei. Fra i più impiegati
sono la codeina ed il tramadolo, che possono
anche essere assunti in associazione od in
combinazione.
Le infiltrazioni locali possono essere effettuati
con cortisone o con acido ialuronico. Le
infiltrazioni di cortisone (generalmente non
più di 3-4 all’anno, con intervallo di almeno
un mese fra una e l’altra) sono più
giustificate nei pazienti con chiara
riaccensione flogistica, mentre quelle con
acido ialuronico, che vengono effettuate a
cicli di 3-4 infiltrazioni, avrebbero anche un
effetto condroprotettore, almeno a lungo
termine.
Della categoria dei SYSADOA o
condroprotettori, il farmaco che ha ricevuto
più dimostrazione di efficacia è la
glucosamina, mentre sono ancora sotto
studio tutti gli altri candidati a questo ruolo,
fra cui lo stesso acido ialuronico, il
condroitin-solfato, la diacereina e gli estratti
di soia ed avocado.
Per ciò che concerne la terapia chirurgica, le
artroprotesi costituiscono un rimedio di
grande efficacia pressoché inevitabile quando
le altre terapie hanno fallito, soprattutto
nell’OA dell’anca e del ginocchio. Tuttavia,
nonostante il rischio operatorio sia ormai
molto basso e la durata delle protesi superi i
15 anni nella maggior parte dei casi, si
preferisce procrastinare il più possibile
quest’intervento. In effetti non è ancora
completamente stabilito qual è il momento
ideale per farvi ricorso, poiché rispetto ai
numerosi fattori di valutazione obiettivi,
quello soggettivo della sofferenza e
dell’handicap del paziente predomina ed ha
spesso il sopravvento.
Alcuni trattamenti che fanno parte integrante
della cultura terapeutica di alcuni Paesi
europei, quali il termalismo ed in particolare
la fangoterapia, non vengono contemplati
dalle raccomandazioni americane od
europee. Ciò è in parte dovuto al fatto che
sono poco conosciuti nei Paesi anglosassoni,
in parte alla mancanza di studi controllati
abbastanza convincenti dal punto di vista del
rigore scientifico. In questo contesto ci
sembra di poter dire che, in ambienti adatti
ed in mani esperte, la “cura termale” è
un’occasione importante per il paziente ai fini
della sua educazione, della sua cura e per la
riabilitazione, tutte misure nonfarmacologiche
che possono permettere di
risparmiare farmaci od almeno di renderli più
efficaci.
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MessaggioInviato: Lun Ott 12, 14:20:17 Rispondi citando

La prevenzione
Un altro importante aspetto, è quello della
prevenzione. L’artrosi è fra le pochissime
malattie reumatiche che si possono
prevenire. In effetti, alcuni dei fattori di
rischio di cui abbiamo già discusso, sono
modificabili. Ciò vuol dire che se questi si
evitano del tutto od almeno parzialmente, si
può cambiare il destino della persona,
evitando o ritardando l’insorgenza della
malattia. In altri casi, limitando questi fattori
di rischio, si può ritardare la progressione
della malattia.
Esempio molto efficace di un fattore di
rischio che è possibile evitare è quello
dell’obesità. Possiamo agire su questa
ottenendo risultati circa i tre tipi di
prevenzione conosciuti, primaria secondaria
o terziaria:
a) prevenzione primaria (ovvero per evitare
che la malattia si verifichi): con un peso
corporeo inferiore, si riduce la probabilità
di essere colpiti dall’artrosi del ginocchio
(in studi epidemiologici sulla popolazione,
suddividendo questa in gruppi a seconda
del peso corporeo, basta far parte del
gruppo con 5 kg in meno per avere una
probabilità del 50% inferiore di avere
l’artrosi);
b) prevenzione secondaria (impedire che la
malattia progredisca): quando si è colpiti
dall’artrosi del ginocchio o dell’anca, un
maggiore peso corporeo è associato con
una maggiore velocità di progressione;
c) prevenzione terziaria (evitare o limitare i
danni od i disturbi alla persona derivanti
dalla malattia): la riduzione del peso
corporeo riduce i dolori articolari e
migliora la funzione nei pazienti affetti da
artrosi degli arti inferiori.
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