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Anche agli effetti del caffè si può diventare «resistenti»
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imperatrice2

Super Club Quisquilia
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italy
MessaggioInviato: Gio Giu 03, 11:40:50 Rispondi citando

Chi ne beve molto può non avvertire più alcune delle sue conseguenze, come stato di allerta o aumento dell'ansia


MILANO - Se fate parte della schiera di caffè-dipendenti che dichiara di bere tazzine dopo tazzine per tenersi ben sveglio, sappiate che la sensazione di allerta che provate potrebbe essere solo un'illusione. Perché chi beve tanto caffè finisce per diventare «resistente» a molti degli effetti della caffeina, occhi sbarrati inclusi.

LO STUDIO – Lo dimostra una ricerca apparsa su Neuropsychopharmacology condotta da Peter Rogers, uno psicologo dell'università di Bristol in Inghilterra. Rogers ha coinvolto 162 bevitori di caffè moderati (una tazzina o meno al giorno) e 217 estimatori del caffè (oltre una tazzina al giorno), chiedendo loro di astenersi dal caffè per 16 ore per poi bere 100 milligrammi di caffeina (ovvero una tazza di caffè americano, poco più di una tazzina di espresso) e, dopo un'ora e mezza, altri 150 milligrammi di caffeina; ad alcuni, agli stessi orari, veniva dato un caffè-placebo senza caffeina. Prima e dopo i caffè, finti o veri che fossero, i ricercatori hanno valutato il grado di ansia, di allerta e il mal di testa dei partecipanti. Ebbene, nessun aumento del livello di allerta nei bevitori assidui: «Con il consumo frequente di caffè – spiega Rogers – si sviluppa innanzitutto una tolleranza agli effetti ansiogeni della bevanda, che quindi non provoca più agitazione. Qualcosa di simile avviene anche per l'attenzione e la lucidità mentale: in chi beve caffè spesso l'effetto di «sveglia» si perde. Anzi, succede che quando si è in astinenza da caffè, fra una tazzina e l'altra, il livello di attenzione scende al di sotto della soglia «normale» per quell'individuo: bere la tazzina non fa "svegliare", semplicemente riporta l'amante del caffè nella situazione-base».

MECCANISMI – Gran parte degli effetti della caffeina, dall'incremento dell'ansia all'aumento della pressione arteriosa, sono mediati dal suo effetto su alcuni recettori cerebrali, i recettori per l'adenosina. Ma i ricercatori sono voluti andare oltre, analizzando a fondo anche i geni che potrebbero essere coinvolti nelle risposte alla caffeina. Da qui, un'altra scoperta interessante: chi è portatore di geni che predispongono all'ansia non rifugge il caffè, che indubbiamente può agitare. Anzi: chi ha il «gene dell'ansia» tende in genere a bere più caffè, come se quella lieve inquietudine fosse parte integrante del piacere della tazzina. «Inoltre abbiamo scoperto che la caffeina induce tolleranza ai suoi effetti molto prima di quanto si credeva in passato: bastano un paio di tazzine al giorno, ad esempio, per non risentire più dell'effetto ansiogeno del caffè – spiega Rogers –. Il problema vero però è l'astinenza: in chi beve abbastanza caffè basta meno di un giorno lontano dalla tazzina per ritrovarsi con il mal di testa e una riduzione della lucidità mentale». In poche parole, si finisce per diventare dipendenti dall'espresso perché non prenderlo ci lascia con il cervello «intorpidito» e magari con un fastidioso mal di testa. E visto che la dipendenza si fa sentire anche con pochi caffè (con tre tazze di caffè americano al giorno, l'equivalente di 4 espressi, si è già in difficoltà dovendo fare a meno della “dose” giornaliera), forse è il caso di non esagerare. Anche perché, nell'annosa e controversa questione sui benefici o i guai portati dal caffè, una cosa sola pare sicura: con moderazione non fa male, neanche a chi ha qualche problema di cuore. Basta appunto non superare le tre, quattro tazzine quotidiane.
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MessaggioInviato: Gio Giu 03, 11:40:50





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