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Donna e sessualita'
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MessaggioInviato: Lun Mar 06, 09:43:04 Rispondi citando

DONNA E SESSUALITA'


"Viviamo in un momento storico in cui la sfera della sessualità, di per sé molto intima e preziosa, viene socialmente maltrattata.
La maggior parte delle immagini pubblicitarie accostano al prodotto in vendita, un corpo femminile associato ad un significato erotico.
Accanto a questo possiamo rilevare il diffondersi della pornografia, e l'utilizzo sempre più palese che ne viene fatto. Telefoni erotici, videocassette sempre più accessibili, riviste con possibilità di facilitare incontri e scambi di coppie, etc.
Il messaggio che vedo arrivare alla popolazione mi sembra che tenda a considerare la sessualità come qualcosa di facile, immediato, fruibile, aperto e libero. In realtà, se facciamo una zoomata, scopriamo che gli esperti in sessuologia clinica affermano che sempre più single e coppie si rivolgono ai servizi pubblici per problematiche legate alla sessualità. Inoltre sempre più frequentemente si ascoltano notizie legate a molestie sessuali sia nei contesti di lavoro, che in quelli familiari.
Nel corso dei secoli il valore ed il significato della sessualità, soprattutto della sfera legata al femminile si è completamente trasformato.
Se ricostruiamo il percorso storico scopriamo che il primo simbolo religioso si trova all'ingresso delle caverne paleolitiche, ed è raffigurato dalla vulva, che rappresenta la soglia, l'ingresso alla vita, il distacco dalla morte. Nelle civiltà antiche le donne godevano di una grande libertà sessuale, soprattutto tale libertà era strettamente connessa alla loro spiritualità, in una perfetta ed armonica unione tra mente e corpo. Nella società moderna sembra, invece, si sia perso questo senso di interezza tra spirito e corpo, siamo vittime di una terribile scissione. Una radice di questa scissione la individuiamo nella mitologia classica dell'antica Grecia, dove si verifica la frammentazione di Gaia, l'antica dea Terra, creatrice, in più divinità diverse, che rappresentano ognuna un singolo elemento, creando, così, degli stereotipi ancor oggi presenti. Afrodite assume l'aspetto dell'amante licenziosa (quindi della donna facile, o prostituta), Demetra assorbe il ruolo materno, Era, moglie gelosa, rappresenta la frustrazione, Artemide relegata in terre selvagge rappresenta l'aspetto di isolamento della donna, ed Atena racchiude in sé l'espressione cerebrale-razionale.
L'originaria interezza della donna è stata quindi spezzettata qualche millennio fa.
Anche il periodo del Cristianesimo e le relative testimonianze scritte, non sono state generose con le donne. Poco spazio è stato offerto dai Vangeli alle storie di Gesù e delle donne che lo hanno seguito, eppure ci sono delle tracce chiare di quante donne si siano prese cura di Lui, nei suoi viaggi, durante la sua Opera. Due figure, tra le altre, spiccano: Maria la Madonna e Maria Maddalena, ci vengono rappresentate in modo molto diverso tra loro, la prima è la Santa Madre, la seconda è la Peccatrice, indegna, posseduta dal Diavolo. "Casualmente" hanno lo stesso nome. Ed anche questo parla di una scissione di una stereotipizzazione dei ruoli. Nessuna testimonianza c'è sul loro aspetto umano, sul loro aspetto divino, vista la loro vicinanza intima con Gesù, nulla sulla loro vita prima e dopo l'incontro con il Cristo.
Il periodo più buio e più repressivo rispetto al potere femminile lo scopriamo durante il Medioevo. Con la pubblicazione del: "Malleus Maleficarum" il clero cattolico dell'epoca accusava le donne di atti di lussuria e di fornicazione di ogni genere, e dichiarava apertamente che ogni donna capace di guarire era per definizione una strega e che sarebbe stata bruciata. Le donne venivano violentate e torturate, poi messe al rogo, spesso anche davanti ai figli. La Chiesa confiscava i beni delle donne che uccideva, arricchendosi con il saccheggio. I documenti parlano di interi villaggi in cui le donne venivano annientate.
La sessualità femminile è stata combattuta e repressa in quanto opera del Diavolo.
Il frutto di questa scissione e repressione vive ancora oggi se ci soffermiamo a guardare meglio i messaggi che la nostra cultura offre rispetto alla sessualità. Accanto al messaggio dei mass-media, che invoglia la libertà sessuale, c'è quello della nostra tradizione religiosa e culturale, che spinge verso una chiusura, a partire dal voto di celibato dei sacerdoti, al dissenso sui rapporti sessuali pre-matrimoniali, al dissentire circa l'uso del profilattico, al guardare con diffidenza e giudizio l'omosessualità. Messaggi, che come effetto possono avere quello di spaventare, quindi mettere distanza dalla sfera della sessualità. Tutto questo fa riflettere sul fatto che oggi, chi nasce e cresce tra di noi, si trova di fronte ad un doppio messaggio, che in quanto tale genera confusione su un aspetto della vita, molto delicato, quale la sessualità.
Questa lettura potrebbe spiegare, almeno in parte, le difficoltà relazionali che si riscontrano, soprattutto tra i giovani. Difficoltà legate al rapporto uomo-donna, in cui è difficile stabilire un contatto, un incontro, tra due polarità che si attraggono e si fondono, armonicamente, è più frequente, invece, che si verifichino delle contrapposizioni come il maschilismo-femminismo, dovute, forse, anche alla paura reciproca del potere dell'altro; gli uomini del potere acquisito dalla donna grazie all'emancipazione, le donne del potere spesso espresso in modo autoritario e schiacciante dagli uomini.
Un altro effetto delle difficoltà relazionali potrebbe essere individuato, tra coloro che si trovano a far uso di psicofarmaci e droghe, per potersi permettere la "libertà" di avvicinarsi alle persone dell'altro sesso, sia per socializzare, che eventualmente consumare un atto sessuale. Non a caso l'uso delle "nuove droghe" è associato ai contesti di socializzazione quali discoteche ed uscite di gruppo tra coetanei.
Per compiere un passo evolutivo, per trasformare la confusione, che regna oggi, nel vivere la sessualità, credo che si debba fare un ritorno alle origini, a riscoprire, cioè, il Sacro e l'unione spirituale che si vive attraverso la sessualità. La filosofia del Tantra Yoga offre delle illuminazioni, in un libro: "Il risveglio della Dea" di V. Noble leggo: "Il vero Tantra è un legame che nasce al livello più profondo della memoria spirituale tra due persone e poi viene introdotto in un contenitore creato apposta in questa vita e conservato lì. Se le due persone riescono a mantenere il sacro patto che le unisce nel contenitore della loro relazione che evolve, consentendo la presenza del dolore, della delusione e della collera senza però esserne annientati, può avere inizio la trasformazione."
Sembra, quindi, necessario recuperare la propria interezza, il contatto emotivo con se stessi, e con l'altro.
Il modo in cui la donna vive la propria sessualità è collegato al suo equilibrio e alla stima di sé che ha raggiunto.
Entrare in contatto con la propria spiritualità, emotività, e con quella del partner, consente di raggiungere dei livelli di intensità, che aprono degli orizzonti interiori completamente nuovi. La mente razionale è scossa da questa intensità al punto che vorrebbe afferrarla e controllarla per poterla reprimere.
Riuscire a lasciarsi andare, perdersi nello sguardo della persona amata, lasciare entrare l'uomo, nello spazio di donna, che accoglie ed accetta con serenità, permette di accedere ad una spiritualità, che aiuta la disintossicazione del corpo e della mente e consente al cuore di aprirsi e nutrirsi dell'Amore che offre e che riceve.
Emanuela Perri
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MessaggioInviato: Lun Mar 06, 09:43:43 Rispondi citando

Gli aborti clandestini

Il fenomeno degli aborti clandestini è una realtà difficile da accettare, soprattutto alla luce dei grandi passi avanti fatti in questo senso dallo Stato italiano.
Da quando la legge 194/71 è stata approvata, lentamente la pratica degli aborti clandestini è stata abbandonata, dalla maggior parte delle donne. Il mondo sommerso delle "mammane", però, che con mezzi casalinghi e pericolosi, ponevano fine alle gravidanze indesiderate, è diventato sempre più nascosto, tanto da essere dimenticato dalla maggior parte delle persone, salvo tornare alla ribalta in occasione di notizie eclatanti, come questa, per poi tornare nel dimenticatoio, fino al prossimo caso.
Le cifre di questo mondo parallelo sono agghiaccianti, oltre che allarmanti, circa 37 mila aborti clandestini sono stati praticati in Italia durante il 1998. Le stime ovviamente non sono precise, poichè l'ambito in questione è molto delicato, ma si presume che siano addirittura sottodimensionate.
La legge 194/71, sancì una grande conquista per le donne italiane, infatti, nonostante la cultura cattolica e un malinteso concetto di famiglia rimangano i punti cardine della nostra società, il diritto all'interruzione della gravidanza è ormai qualcosa di acquisito.
Purtroppo però, la disinformazione e i pregiudizi, molte volte fanno si che questo diritto venga mal utilizzato.
Da una ricerca recentemente condotta dall'Istituto Superiore della Sanità in collaborazione con i Consultori Familiari dislocati su tutto il territorio nazionale, è emerso che la donna che ricorre all'interruzione volontaria di gravidanza ha generalmente età compresa fra i trentacinque e i quarant'anni, è sposata ed ha due figli.
Contrariamente a quanto si pensa, quindi non sono le single o quelle che non hanno un partner vicino a ricorrere all'interruzione di gravidanza, ma le donne sposate, che molte volte utilizzano l'aborto come metodo di controllo delle nascite.
Esiste, proprio per aiutare le donne in una scelta così difficile, in molte regioni italiane, un protocollo d'intesa fra ospedale e consultori familiari, che si occupano anche di fornire sostegno psicologico alla donna.
Allora perchè scegliere l'aborto clandestino? Perchè affidarsi a persone poco competenti che operano in posti non igienicamente adatti, con strumenti o con metodi ormai superati e pericolosi?
Molte volte è la vergogna che spinge la donna a scegliere l'interruzione clandestina, la vergogna che si sappia non della gravidanza, ma della decisione di rinunciare al bambino.
Purtroppo la disinformazione gioca un ruolo determinante in questo stato di cose, la maggior parte delle donne che prende una decisione così difficile, di cui serberà l'amaro ricordo per sempre, non sa che tutto avviene conservando l'anonimato, non sa che la struttura ospedaliera può assisterla in tutto, non sa che interrompere la gravidanza è un suo diritto.
Molte volte però appartenere a comunità molto piccole determina la scelta dell'illegalità, poichè il ricorrere a studi privati fuorilegge è una sicurezza, la diffusione di notizie riservate nuocerebbe più al "dottore" che alla paziente, quindi una vera sicurezza per l'anonimato.
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MessaggioInviato: Lun Mar 06, 09:44:24 Rispondi citando

Parto a domicilio.
Il ritorno ad un “percorso nascita” più naturale



Nascono nel nostro paese nuovi servizi per il parto a domicilio che consentono a mamme e papà di vivere la nascita del proprio figlio in modo più naturale. Alcune iniziative sono state presentate di recente a Modena, nel convegno promosso dall'Associazione Differenza Maternità, in occasione del quale le esperienze delle ostetriche professioniste che dagli anni ‘70/’80 hanno avviato le prime esperienze in questo ambito, si sono confrontate con i nuovi servizi di assistenza al parto a domicilio avviate dalle Aziende Sanitarie Locali. La figura dell’ostetrica, la qualità dell’assistenza e dell’accompagnamento alla donna nel “Percorso Nascita”, la sicurezza e i costi economici, sono stati i temi più dibattuti.

La percentuale di parti a domicilio in Italia è ancora molto bassa, si attesta, infatti, intorno allo 0,4%, nel resto d'Europa è mediamente del 2%, mentre nei paesi culturalmente più avanzati le percentuali salgono fino al 14%, per raggiungere il 32% in Olanda.
Ad oggi nel nostro paese mancano, sul tema, non solo statistiche e dati completi ma anche gli strumenti legislativi. Solo in questi giorni sta avanzando alla Camera una proposta di legge sulla tutela del parto che punta ad offrire alla donna e al/alla bambino/a la migliore delle assistenze e che sancisce il diritto della donna di scegliere tra il parto in ospedale, il parto a domicilio e in specifiche strutture territoriali, mettendo fine alla discriminazione tra parto cesareo e parto naturale, parificando, se verrà approvata, i rimborsi. Altre proposte di legge giacciono ferme da tempo in Parlamento.

Per colmare questo vuoto alcune Regioni si sono dotate di strumenti propri. Com’è avvenuto in Emilia Romagna, dove nel 1998 è stata approvata la Legge regionale sul Parto che riconosce alla donna il diritto di scegliere di partorire gratuitamente anche nella propria abitazione o nelle case di maternità, oltre che negli ospedali. Tra gli effetti prodotti dalla Legge: la sensibilizzazione culturale e la modifica del lavoro nelle strutture ospedaliere (umanizzazione degli ambienti, modalità del lavoro e formazione degli operatori). Nel 2004 le tre strutture sanitarie attrezzate per il servizio di Modena, Bologna e Reggio Emilia hanno assistito 76 parti a domicilio.

A Modena il servizio di assistenza al parto a domicilio è stato avviato dall’Azienda USL lo scorso anno. L'obiettivo è garantire un parto sicuro anche tra le pareti di casa, vicino ai propri cari. Tra le richieste vengono selezionati i casi di gravidanze "a basso rischio", così definite sulla base di criteri universalmente condivisi del Protocollo di Kloostermann, secondo metodologie che rendono sicuro il parto a domicilio. Ad oggi sono state prese in carico 9 mamme. Sulle 13 richieste presentate, 5 sono state escluse prima dell’inizio della 38^ settimana e una durante il travaglio. Per farne richiesta le donne interessate devono compilare l'apposito modulo presso uno dei 7 punti Saub presenti sul territorio.
«In prospettiva - ha anticipato Paolo Accorsi, responsabile dell'applicazione della Legge Regionale sul Parto Azienda USL di Modena - il lavoro dei prossimi mesi sarà incentrato sull’adattamento dei protocolli alla realtà modenese e alle nuove evidenze scientifiche. A breve è prevista l’organizzazione di un percorso di formazione rivolto alle ostetriche».

A Reggio Emilia il servizio, promosso da Azienda USL e Azienda Ospedaliera, è stato attivato nel ‘99. «Il primo parto a domicilio - ha spiegato Marilena Pedroni, Ostetrica Responsabile Parto a Domicilio, Reggio Emilia – è avvenuto nel dicembre 1999. Da allora abbiamo seguito una media di 5/6 parti l’anno. Il servizio prevede attualmente la disponibilità di 9 ostetriche che, a turno, alternano l’attività ospedaliera con quella a domicilio».

Torino è stato il primo centro in Italia ad istituire un servizio pubblico di assistenza al parto a domicilio. Il servizio, avviato nel ’97 sulla base di una delibera dell’Azienda Ospedaliera di Torino, è gestito in autonomia dalle ostetriche dipendenti ospedaliere. «Dal 1 luglio 97 al 31 dicembre 2004 abbiamo seguito 294 gravidanze - ha commentato Ornella Nurisso, Ostetrica Responsabile Parto a Domicilio, Torino - di queste 196 sono risultate idonee al parto a domicilio. I travagli iniziati a domicilio sono stati 155, mentre i parti spontanei portati a termine a domicilio sono stati 130; 25 gestanti sono state trasferite nella struttura ospedaliera prima del parto per l’insorgenza di problematiche. La selezione è molto accurata e prevede la presa in carico dei soli casi esenti da patologia. Ad oggi il servizio prevede la disponibilità di 2 ostetriche. Consigliamo alle madri interessate, di iniziare il percorso quanto prima, possibilmente già dal primo trimestre, per favorire la creazione di una buona relazione terapeutica e di fiducia tra madre e ostetrica, uno degli aspetti basilari del servizio».

«L’introduzione del servizio nelle aziende sanitarie – ha sottolineato Laura Piretti, presidente dell’Associazione Differenza Maternità di Modena - contribuisce alla diffusione di una cultura della nascita e delle conseguenti pratiche ostetriche, in grado di soddisfare i bisogni di benessere psico-fisico della donna e del neonato. E rende la donna libera di scegliere il luogo dove partorire e il modo con il quale si vuole vivere l’esperienza prima e durante il parto, superando gradualmente l’ospedalizzazione generalizzata e i disagi creati dalla centralizzazione dei parti nei grandi centri ospedalieri. La facoltà di scelta concessa alle donne dalla legge, tuttavia, può essere esercitata solo se esiste la possibilità di essere informate. Rendere accessibile un servizio significa, soprattutto, far sapere che esiste, come e dove lo stesso si svolge».

Dagli interventi emerge un forte divario tra il numero delle donne accolte nei progetti istituzionali e nei percorsi privati. In quest’ulltimo caso il numero delle donne prese in carico è dell’80%, nel primo caso si ferma al 47%. A Bologna, per esempio, le ostetriche dell'Associazione Il Nido su 194 richieste ricevute tra il 2000 e il 2004, ne hanno accolte 188 e ben 164 donne hanno partorito a domicilio, come ha illustrato Monica Padovani, Ostetrica, libera professionista fondatrice dell'Associazione.
Una possibile causa potrebbe essere ricercata nei tempi dedicati all’accoglienza della donna e alla creazione di una relazione terapeutica di fiducia e di empatia tra l’ostetrica e la donna. Se essi non sono adeguati, se ciò avviene in avanzata gravidanza, gli strumenti per valutare, prevenire e far rientrare il rischio, accompagnando la donna a riconoscere ed attivare tutte le risorse che le consentono di guarire da sola nella fisiologia, vengono a mancare, risultano insufficienti.

L’emergere delle esigenze legate alla riscoperta di valori quali la naturalità del parto e il protagonismo della donna nel percorso della maternità, si contrappone ai dati delle recenti indagini che definiscono la nascita in Italia come un evento sempre più medicalizzato, caratterizzato da un eccessivo ricorso alle indagini diagnostiche, applicate senza particolari differenze alle donne con gravidanze a rischio e a tutte le altre, e da un’altissima percentuale di ricorsi al parto cesareo, con una media nazionale di circa il 35%, contro il 15-20% raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

«Il parto non è altro che un processo di apertura interiore del corpo e contemporaneamente emozionale» ha chiarito durante il convegno Verena Schmid, Ostetrica e Direttrice della Scuola Elementale di Arte Ostetrica di Firenze: «Per potersi aprire e lasciare andare, bisogna sentirsi al sicuro. Oggi il senso di sicurezza è spesso proiettato all’esterno: la sicurezza è il farmaco, è l’esperto che mi dice ciò che devo fare, è la struttura, è la tecnologia. Molte donne hanno interiorizzato questi aspetti, legandoli al senso di sicurezza, e ne sentono il bisogno. Altre persone cercano, invece, un senso di sicurezza nelle loro risorse, si fidano di sè stesse e si sentono più sicure in un ambiente in cui possono stare con sé stesse o circondate da persone di cui si fidano. La vera questione sta proprio nel “senso di sicurezza” che una donna ha, che può essere spontaneo o acquisito attraverso l’educazione, il sapere, l’informazione».

L'ASSOCIAZIONE DIFFERENZA MATERNITÀ di Modena, costituitasi nel maggio 2000 ma attiva fin dal 1987 come gruppo UDI, opera per una cultura della maternità libera e consapevole, per la promozione della salute e del benessere della donna in tutte le fasi della sua vita sollecitando la partecipazione sociale, valorizzando la cultura di genere, sostenendo una genitorialità consapevole attraverso iniziative e servizi. Tra le iniziative promosse: Informanascita, linea telefonica informativa e sito Internet (www.informanascita.it); Ascoltomamma, servizio di consulenza alla persona; lo, tu, noi.. dal valore dell'identità, alla ricchezza delle differenze, progetto interculturale nelle scuole modenesi, organizzato in collaborazione con le associazioni: Casa per la Pace, Donne nel Mondo, Centro Documentazione Donna, UDI Unione Donne in Italia; Le Città Visibili, manifestazione interculturale coordinata dalla Consulta delle Politiche Solidali del Comune di Modena e organizzata a Modena in collaborazione con diverse Associazioni locali e con il patrocinio di Regione Emilia Romagna, Provincia di Modena, Comune di Modena.

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Via del Gambero, 77 – 41100 Modena
Tel. 059.271087 - Fax 059.374710
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