Username:   Password:   
   
   Ricette Bimby, Foto Ricette Bimby, Ricette Bimby Pane, Ricette Bimby Dietetiche, Ricette per Macchina del Pane, Italian Recipes in English, Grafica e Decoupage
Portale  FlashChat  Blog  Album  Gruppi utenti  Lista degli utenti  Cerca  FAQ  Guestbook  Pannello Utente  Registrati
 Messaggi Privati  Statistiche  Links  Calendario  Downloads  Commenti karma  TopList  Topics recenti  Vota Forum
>
IL CARNEVALE DI VENEZIA
Utenti che stanno guardando questo topic:0 Registrati,0 Nascosti e 0 Ospiti
Utenti registrati: Nessuno


 
Vai a:    
  Nuovo Topic   Rispondi Indice del forum » Le Nostre Feste Carnevale     
PrecedenteInvia Email a un amico.Utenti che hanno visualizzato questo argomentoSalva questo topic come file txtVersione stampabileMessaggi PrivatiSuccessivo
Autore Messaggio
ale

Super Club Quisquilia
Super Club Quisquilia




Sesso: Sesso:Femmina
Età: 51
Registrato: 25/09/05 08:52
Messaggi: 5827
ale is offline 

Località: Carrara





italy
MessaggioInviato: Mar Gen 17, 22:20:22 Rispondi citando

Il Carnevale di Venezia

La storia

Le origini

Il Carnevale affonda le sue radici in più tradizioni, da quella latina dei Saturnalia a quella greca dei culti dionisiaci,
che contrassegnavano il passaggio dall’inverno alla primavera e che contemplavano l’uso di maschere e di
rappresentazioni simboliche.

Periodo in cui apparentemente tutto era concesso, pareva incarnare il mito del mondo alla rovescia.

In realtà il Carnevale era anche una forma di rigido controllo delle pulsioni, e la spinta verso l’eccesso
costituiva una graziosa concessione per un tempo prestabilito. E a Venezia, società rigidamente oligarchica,
era necessario dare l’illusione ai ceti più umili di diventare simili ai potenti, pur con una maschera sul volto:
questo per stemperare le tensioni sociali e mantenere il consenso.

Il calendario dilatato

Il Carnevale era assai prolungato. Cominciava normalmente il 26 dicembre per concludersi il giorno delle
Ceneri, ma spesso venivano concesse licenze carnascialesche per l’utilizzo delle maschere fin dal 1° ottobre,
e non era inconsueto assistere a feste e banchetti anche durante la Quaresima. Anche durante la festa della
Sensa, che durava 15 giorni, era consentito l’uso della maschera e del travestimento.

In poche parole, il Carnevale durava alcuni mesi, e questo ha certamente contribuito a creare l’immagine di Venezia
come una città dedita al divertimento.

Le feste

Nella pubblica piazza la popolazione assisteva alle feste ufficiali, soprattutto a quelle del giovedì grasso e
cioè le Forze d’Ercole e il Volo del Turco (un acrobata che scendeva su una fune dal campanile di San Marco).
Vi erano inoltre i fuochi artificiali e spettacoli improvvisati di saltimbanchi, funamboli, burattinai, artisti da strada,
tutte attività comunque regolamentate dallo Stato.

Accanto a queste feste pubbliche si svolgevano anche moltissime feste private, nelle case e nei palazzi patrizi,
in cui si organizzavano sfarzosi balli e spesso si praticava il gioco d’azzardo.

Il Ridotto

In questo clima di godimento non poteva mancare il gioco d’azzardo, e il Ridotto di S. Moisé, la pubblica casa da
gioco gestita dallo Stato, divenne uno dei punti nevralgici del carnevale veneziano.

Tra il 1638 (anno d'apertura) e il 1774 (anno della chiusura) migliaia di giocatori in maschera fecero sgorgare un
fiume di ducati dalle loro tasche alle casse dello stato.

Il Ridotto era aperto esclusivamente durante il Carnevale (che però durava anche alcuni mesi), e gli unici a essere
esentati dall’uso delle maschere erano i croupier, i cosiddetti barnabotti, nobiluomini veneziani decaduti.

Il Carnevale del Settecento

Nel suo ultimo secolo di vita, la Repubblica (che cadrà per mano dei Francesi nel 1797) può sembrare concentrata
solo sugli aspetti esteriori e frivoli della vita, anche se la realtà era assai più complessa.

In quel periodo il Carnevale, con le sue feste, i suoi spettacoli, le sue maschere, i suoi teatri, la sua Casa da
Gioco Pubblica, comincia a diventare un’attrazione turistica per tutta Europa, accogliendo migliaia di visitatori
incuriositi di vivere quella atmosfera molto particolare ed effervescente. Venezia diventa “La calamita d’Europa”.

Carlo Goldoni

Nelle commedie di Carlo Goldoni (1707-1793) il Carnevale è citato tanto spesso che la sua vena compositiva diventa
una preziosa fonte documentaria.

Le opere stesse venivano rappresentate durante la stagione del Carnevale, che troviamo citato in alcune
delle sue commedie più famose, come La vedova scaltra, Le massere, Le morbinose, I rusteghi, Una delle ultime
sere di Carnovale.

Goldoni non è certo benevolo nei confronti del lusso e del vizio ostentati durante il Carnevale e suggerisce, attraverso
i suoi spettacoli, un tipo di divertimento semplice e parco.

Casanova tra mito e realtà

Giacomo Casanova è il personaggio che meglio rappresenta l'aspetto godereccio, lussurioso e decadente della
Venezia settecentesca.

Personalità assai complessa e articolata, in vita è stato considerato stregone, letterato, spia, libertino, evasore,
giocatore inveterato, falsario, traditore, seduttore, baro, poeta, calunniatore, ateo, imbroglione, furfante,
blasfemo, alchimista.

Protetto dalla sua immancabile maschera frequentava i migliori salotti, i teatri più alla moda, il Ridotto ove sperperava
ducati d’oro ai tavoli da gioco, e a volte non disdegnava neppure i postriboli più squallidi: ovunque passasse
lasciava una scia di scandali, frenesia e vivacità.

Le maschere



L'arte dei "maschereri"

L’utilizzo delle maschere da parte dei veneziani e delle migliaia di forestieri che arrivavano a Venezia per
vivere il famoso carnevale, già allora attrazione turistica, ha fatto nascere la domanda di maschere.

È così sorta la figura dei "maschereri", artigiani iscritti all’Arte dei Dipintori che si industriavano a creare
maschere in cartapesta o in tela cerata per soddisfare le esigenze dei diversi committenti.

I mascheramenti più in voga

Il travestimento veneziano per eccellenza è la bauta, indossata da uomini e donne: una mantellina nera abbinata
sempre ad un cappello a tricorno nero e a una larva, maschera bianca che celava il viso.

Con la bauta era garantito il totale anonimato, dato che consentiva anche di bere e di mangiare.

Altra maschera utilizzata dalle donne era la moretta, ovale di velluto nero che restava sul volto della dama grazie
ad un bottoncino stretto tra i denti.

Diffuso anche il domino, un lunghissimo mantello con cappuccio che copriva il volto.

La commedia dell'arte

È in teatro che la maschera trova la sua consacrazione ufficiale, e alcuni personaggi della commedia dell’arte diventano
veri e propri stereotipi che ben si attagliavano alla società veneziana.

Ecco allora Pantalone, vecchio mercante solitamente ricco, il saccente dottor Balanzone, di origini bolognesi, il servo
furbo Brighella e quello sciocco Arlecchino, accomunati dalla comune origine bergamasca, e infine la scaltra
Colombina, servetta maliziosa.

Non di area veneta-lombarda ma sempre molto amato è Pulcinella, maschera napoletana, il buffone scansafatiche.

Le maschere oggi

La città, durante gli ultimi giorni di Carnevale, pullula di persone in maschera che allegramente invadono calli
e campielli cercando di divertirsi e di farsi notare.

In quei giorni può capitare di veder sfilare di tutto, dalle statiche e fredde dame del Settecento corteggiate da
algidi cicisbei, ai più ingegnosi e personalizzati costumi moderni, frutto di inventiva e creatività.

Piazza San Marco e i principali campi della città si offrono come straordinario palcoscenico a chi vuole
diventare, per qualche ora o tutt’al più qualche giorno all’anno, protagonista di un’altra vita.

I dolci tipici

I dolci della tradizione

I pasticceri erano riuniti nell’Arte degli Scaleteri, che prendeva il nome dalle “scalete”, ciambelle la cui forma
ricordava un’inferriata o una piccola scala: pare fossero dolci di nozze.

Ora non sono più prodotti, ma sulla tavola veneziana non mancano i “golosessi”, deliziosi dolcetti e biscottini
da intingere nel malvasia o nello zabaione, come i “bussolai”, i “baicoli”, i “zaeti” di farina di polenta.



Frittelle e galani

Frittelle e galani sono il simbolo stesso del Carnevale.

Frittelle
In una terrina si impastano farina con latte, uova e zucchero, un pizzico di sale, un po’ di lievito di birra, uva
sultanina, limone e delle mele grattuggiate. Ottenuto un impasto morbido, lo si fa riposare al caldo. Quindi in una
padella con olio si friggono bene le frittelle fino a completa doratura. Ben scolate, vengono spolverate di zucchero.



Galani (crostoli)
Si tira una sfoglia con uova, farina, zucchero e burro, qualche goccia di anice e un pizzico di sale. Stesa sul tavolo,
la si lascia riposare per un po’, poi la si tira il più possibile col mattarello. Quindi la si taglia a losanghe, facendo delle
piccole incisioni al centro per favorire il formarsi delle piccole bolle. I pezzi così ottenuti si friggono, si lasciano
riposare e si inzuccherano.



www.comune.venezia.it

_________________
... ma anche il giorno!


Ultima modifica di ale il Gio Gen 26, 09:17:13, modificato 2 volte in totale
Profilo Messaggio privato
Spostato: Mer Feb 04, 14:25:55 da tinkerbell
da Festa della mamma a Carnevale
Adv



MessaggioInviato: Mar Gen 17, 22:20:22





Mostra prima i messaggi di:   
  Nuovo Topic   Rispondi Indice del forum » Le Nostre Feste Carnevale     
Pagina 1 di 1

    

  
Non puoi inserire nuovi Topic in questo forum
Non puoi rispondere ai Topic in questo forum
Non puoi modificare i tuoi messaggi in questo forum
Non puoi cancellare i tuoi messaggi in questo forum
Non puoi votare nei sondaggi in questo forum
Non puoi allegare files in questo forum
Non puoi downloadare files da questo forum
 



phpBB skin developed by: John Olson
Powered by phpBB © 2001, 2012 phpBB Group