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Il test Hpv rivoluziona la prevenzione
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imperatrice2

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MessaggioInviato: Gio Ott 29, 15:05:09 Rispondi citando

Annuncio ufficiale durante il Congresso nazionale della Società italiana di ginecologia e ostetricia: fino a 30 anni meglio il Pap test, poi preferenza all’esame Hpv Dna
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MILANO – Il test Hpv Dna aumenta del 50 per cento rispetto al Pap test la sensibilità nell’individuare lesioni cellulari che, se persistenti, possono evolvere in tumore della cervice uterina. Lo ha dimostrato uno studio italiano, condotto dal gruppo NTCC (New Technologies for Cervical Cancer) che ha coinvolto 100mila donne fra i 25 e i 60 anni, i cui esiti probabilmente rivoluzioneranno il modo di fare prevenzione. Anche perché, negli ultimi due anni, nella stessa direzione si sono mosse le conclusioni di altre ricerche internazionali. Per questo, al Congresso nazionale della Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo) in corso Bari, i riflettori sono puntati sugli screening del tumore del collo dell’utero.

NUOVE TECNOLOGIE - Il cambio di scenario dello screening è dovuto anche alle innovazioni legate alla tecnologia molecolare, alla base del test Hpv Dna, che rileva il Dna virale e individua fino a 13 tipi di Hpv responsabili del 93 per cento dei casi di pre-cancerosi. Il Papillomavirus, infatti, è il principale responsabile del carcinoma del collo dell’utero e grazie al vaccino ora disponibile oltre 1400 nuovi casi di cancro e circa 500 decessi sarebbero evitabili ogni anno in Italia. Il vaccino, però, è efficace se inoculato prima che si entri a contatto con il Papilloma virus, che viene sessualmente trasmesso. Cioè prima che si abbiano rapporti sessuali. Per tutte le altre donne, l’unica prevenzione possibile contro i tumori della cervice uterina resta lo screening, che finora prevedeva un Pap test ogni tre anni fra i 25 e i 64 anni.

DUE TEST A CONFRONTO - La sostanziale differenza fra il Pap e l’Hpv-Dna test consiste nel fatto che, mentre con il primo si osserva al microscopio un campione di cellule cervicali per stabilire se ci siano anomalie che suggeriscano la presenza di una patologia, il secondo permette d’individuare sul campione di cellule direttamente la presenza del virus Hpv. E questo ancora prima che esso possa provocare le anomalie cellulari rilevate dal Pap test. «I dati più recenti hanno posto le basi per l’introduzione del test Hpv come screening primario al posto del Pap test, lasciando a quest’ultimo un importante ruolo di selezione delle donne da inviare a esami più approfonditi, data la sua maggiore specificità », chiarisce Paolo Cristoforoni, responsabile della Ginecologia oncologica all’Istituto tumori di Genova e membro del al neonato Italian Hpv Study Group, che a Bari ha presentato un volume dedicato ai ginecologi per fornire loro informazioni chiare e pratiche sul test Hpv.

FACILE DA ESEGUIRE - Come il Pap test, anche il test Hpv si esegue con un semplice prelievo di cellule dal collo dell’utero. Il campione viene quindi conservato in un liquido e analizzato con la tecnologia molecolare HC2. Oggi il test Hpv è rimborsato dal Sistema sanitario nazionale italiano come test diagnostico di secondo livello, a un costo variabile da Regione a Regione. Ma è ormai tempo di passare gradualmente dallo screening con Pap test a quello con l’esame Hpv-Dna. I primi progetti di screening con test Hpv al primo livello sono già in atto in alcune Asl-pilota in Lazio, Veneto e Piemonte, «proprio perché molti studi hanno dimostrato l’efficacia e la validità del test Hpv Dna nella pratica clinica» sottolinea Silvano Costa, direttore dell’Unità operativa di ginecologia al Policlinico S. Orsola-Malpighi di Bologna.

NUOVE REGOLE IN BASE ALL’ETÀ - «Sappiamo che dall’inizio della vita sessuale fino ai 30 anni - spiega Mario Sideri, direttore dell’Unità di ginecologia preventiva all’Istituto europeo di oncologia di Milano - almeno l’80 per cento delle donne trascorre un periodo fra sei mesi e due anni con l’Hpv. Ma fortunatamente solo in una percentuale inferiore al 10 per cento, il virus è ancora presente dopo i 30 anni, perchè nella maggior parte dei casi sparisce spontaneamente». Dunque questo nuovo test, che a differenza dell’altro va a scovare il virus, permette ora di orientare la ricerca, evitando di andare a cercare il Papillomavirus prima dei 30 anni, perchè nella maggioranza dei casi scompare da solo. E concentrandosi solo su quel 10 per cento che perdura oltre quell’età. Secondo Sideri e gli altri membri dell’Italian Hpv Study Group, lo schema di prevenzione dovrebbe dunque essere il seguente: fino a 30 anni di età le donne dovrebbero sottoporsi al semplice Pap test una volta ogni tre anni, utilizzando l’Hpv test e altri approfondimenti solo se risultano anomalie. Al contrario, dopo i 30 anni sarà il test Hpv il primo esame e solo in caso di positività conviene fare approfondimenti col Pap test o altro (colposcopia), per verificare se ci sia presenza di lesioni cellulari.

INFORMAZIONE - «Perchè non bisogna dimenticarsi - precisa Sideri - che la presenza del virus non significa tumore, ma solo un rischio in più che un domani esso possa presentarsi, sapendo che impiega 10-20 anni per svilupparsi e che c’è tutto il tempo di tenere la situazione sotto controllo». Chi invece ha responso negativo all’Hpv test, non ha il virus e ripeterà l’esame dopo cinque anni. Il problema italiano, secondo gli esperti, resta però quello della prevenzione e dell’informazione alle donne: non in tutte le regioni italiane si fanno programmi di screening e, dove si fanno, c’è una quota di almeno il 50 per cento di donne che per disinformazione non aderisce. Un fatto allarmante, perchè i 3.500 nuovi casi di tumore e i 1.100 decessi all’anno potrebbero essere prevenuti al 100 per cento.

Vera Martinella
28 ottobre 2009
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