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Poverata' femminile
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imperatrice2

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MessaggioInviato: Lun Mar 06, 09:45:29 Rispondi citando

Povertà Femminile: situazioni vecchie e nuove che aprono la strada alla povertà ed all'emarginazione.

La povertà delle donne affonda radici in un passato lontano: vedove, orfane, prostitute. Le strade hanno sempre conosciuto bene il volto femminile dell'indigenza…quella che non lascia scampo ad altre vie d'uscita. Solo piccoli lavoretti e la speranza di trovare un impiego presso una casa signorile.
Le cose sono diventate più difficili con l'industrializzazione. Si è sgretolato l'istituto sociale della famiglia, e con esso il sostegno al lavoro di cura svolto dalle donne all'interno di essa. Le donne si sono trovate a lavorare fuori casa (con stipendi più bassi e condizioni meno salubri dei loro colleghi) e ad occuparsi dei figli, senza alcun aiuto esterno.
La morte improvvisa del coniuge o una gravidanza inaspettata gettavano la donna in un limbo da cui era difficile uscire. Il lavoro precario e nocivo spesso non bastava per mantenere la prole. In abitazioni fatiscenti, con un'alimentazione povera e scarsa, le donne si ammalavano e finivano con il perdere l'impiego. Un effetto domino investiva drammaticamente la sua vita, già fatta di stenti e fatica.
Non è un girone dantesco, ma le condizioni della classe operaia femminile nell'800 e nei primi decenni del secolo scorso.
Sebbene, oggi, molte cose siano cambiate, tuttavia il processo attraverso cui le donne cadono in povertà rimane lo stesso, con le dovute differenze chiaramente.
Un discorso sulla povertà femminile oggi appare quasi come la rivelazione di un nuovo e recente fenomeno sociale. In realtà non è così. La povertà femminile è sempre esistita, ma celata in generiche statistiche e all'interno dei nuclei familiari.
Nei Paesi Industrializzati il fenomeno della povertà e più nello specifico della povertà femminile sta emergendo con una proporzione preoccupante.
In riferimento all'Italia, circa il 10-13% della popolazione femminile vive in una condizione di povertà estrema, di cui il 40% è compresa in una fascia d'età tra i 19 ed i 24 anni. Un segmento, quindi, debole, per il quale l'accesso al mondo del lavoro è difficile, provocando una serie di privazioni materiali che conducono ad un processo di marginalità ed esclusione irreversibili.
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MessaggioInviato: Lun Mar 06, 09:45:29






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MessaggioInviato: Lun Mar 06, 09:45:53 Rispondi citando

Povertà Femminile: Crisi del Welfare e Lavoro non retribuito.

E' stato già accennato ad alcune delle cause che incidono in modo decisivo sulla femminilizzazione della povertà: il lavoro di cura non retribuito e la crisi del welfare.
Negli ultimi vent'anni secondo tempi e modalità differenti, in Europa occidentale si è verificata una vera e propria crisi dello Stato Sociale (altresì detto Welfare). L'indebitamento più o meno grave delle amministrazioni centrali e le necessità di un rapido risanamento che la nascita dell'Euro ha comportato hanno indotto a drastiche riduzioni della spesa sociale, principale responsabile del debito pubblico. I servizi alla persona sono stati notevolmente diminuiti, lasciando i soggetti deboli in una condizione di totale isolamento e abbandono. Una situazione che in Italia ha assunto proporzioni notevoli.
Ci si riferisce agli invalidi, ai malati cronici e agli anziani che necessitano di assistenza domiciliare quotidiana o quasi, alle strutture per l'infanzia.
Il costo sociale di questi tagli alla spesa si sono riversati, principalmente in riferimento alla situazione italiana, sulle donne in virtù di una tradizione e cultura che colloca la donna accanto al focolare. Un lavoro duro e totalizzante che non ha un riconoscimento economico e che pone la donna in una condizione di dipendenza dalla famiglia e/o dal partner.
Un lavoro che spesso rende del tutto impraticabile quello esterno, poiché i costi di quel lavoro di cura che eventualmente una donna non eseguirebbe essendo impiegata altrove sarebbero ben più elevati delle entrate di un secondo stipendio. Non stupisce, quindi, che molte donne decidano di non lavorare per non affidarsi ad una baby sitter, ad un infermiera specializzata, ad un accompagnatore/trice o, nel peggiore dei casi, ad un istituto.
Un lavoro, quello di cura, che dunque è in grado di produrre un reddito e di fornire servizi reali, che all'esterno delle mura familiari non è possibile trovare.
Servizi che però nell'attuale ripartizione della spesa di uno stato non possono trovare spazio, poiché secondari rispetto ad altre priorità. All'interno del dibattito politico, è generalizzata la convinzione che lo stato debba del tutto abbandonare una politica di servizi alla persona, identificati come un passivo irrecuperabile. Ma se si pagassero tutte le donne che prestano assistenza ad un genitore paralizzato, ad un malato, che si preoccupano di accudire i propri figli sicuramente sarebbe ben evidente il valore economico di tale occupazione.
Tuttavia, non tutto il costo sociale è assorbito dal lavoro di cura svolto dalle donne italiane. Parte di esso prende la forma di un crescente impoverimento delle fasce più deboli, e nello specifico delle donne, soprattutto di quelle donne che hanno perso il supporto del Welfare e che non possono disporre di una famiglia in grado di sostituirsi ad esso
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MessaggioInviato: Lun Mar 06, 09:46:44 Rispondi citando

Povertà Femminile: un disagio interiore

La povertà, come è stato accennato, non è solo una condizione di privazione di beni materiali ed impossibilità di soddisfare bisogni primari. La condizione di indigenza si accompagna ad un fenomeno che aggrava e cronicizza lo stato di povertà: l'esclusione sociale.
Un peso assai più gravoso da scrollarsi. Un recupero più difficile, che richiede interventi mirati…."chirurgici", un impegno profondo volto alla restituzione della propria individualità e dignità.
L'immiserimento provoca una progressiva marginalizzazione dei soggetti colpiti, che lentamente sono allontanati ai margini della società, perdendo una collocazione sociale e personale all'interno della comunità di appartenenza. L'impossibilità di mantenere un aspetto decoroso e accettabile svilisce e disorienta il povero, privandolo del riconoscimento della propria identità che il rapporto con l'altro assicura.
Quest'aspetto drammatico della povertà colpisce le donne con intensa gravità, perché le priva di quella dimensione per loro fondamentale: la dimensione relazionale.
All'interno del nucleo familiare, le donne sono un soggetto forte, intorno al quale si svolgono le dinamiche sociali ed i contatti con l'esterno. La capacità relazionale femminile si esplica così in tutta la sua notevole portata, arricchendo sé stessa e gli altri.
Una condizione di precarietà economica improvvisamente lacera la sottile rete di relazioni che la donna ha creato e la priva di quel contatto, per lei importantissimo.
I danni provocati da questo circolo vizioso povertà-marginalità-esclusione non sempre sono sanabili, poiché gli adulti non hanno la capacità di reinserirsi dopo esperienze dolorose ed umilianti. Ma un percorso di recupero va comunque tentato, partendo dalla ricerca, caso per caso, di una motivazione interiore che spinga la donna ad uscire dall'esclusione, che le dia la forza di alzarsi, di farsi aiutare. Un intervento di recupero non può prescindere dall'inserimento lavorativo, che rappresenta una condizione importante per disporre delle risorse necessarie a soddisfare i propri bisogni, secondo tempi e modalità progressivi. Nell'impegno lavorativo l'escluso trova un importante riconoscimento del proprio essere, recupera autonomia e dignità.
Queste azioni vanno coordinate nell'ambito dei servizi sociali, che operando sulla persona, creano i presupposti per l'individuazione di un desiderio, di un fine, di un sogno che spingano ad accettare il sostegno dell'altro. Una strada lunga, fatta di piccoli gesti importanti come chiamarsi per nome, salutarsi, instaurare un contatto fisico attraverso una pacca sulle spalle, un .
In questo processo di reinserimento, le donne possono indicare ed insegnare il modo. In virtù della loro "natura sociale e socializzante". E proprio nel ritrovato rapporto tra donne, la povertà femminile può intravedere uno spiraglio, una via d'uscita.
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