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Il corpo umano e le patologie - Tumore al trigemino, colpa del cellulare»

imperatrice2 - Ven Dic 18, 15:46:11
Oggetto: Tumore al trigemino, colpa del cellulare»
LA SENTENZA. La corte d'appello di Brescia ha riconosciuto il rapporto tra la grave patologia e l'uso continuo del telefonino o del cordless in ambito lavorativo
Sì alla richiesta di riconoscimento di malattia professionale avanzata da Innocente Marcolini, manager aziendale (57anni) di Carpenedolo.
L'uso dei telefoni senza fili può essere pericoloso per la salute: una sentenza della corte d'appello«Un tumore benigno al trigemino sviluppatosi per l'uso continuo per lavoro di cellulare e di cordless». È la conclusione a cui sono arrivati i giudici della corte d'appello di Brescia che l'11 dicembre hanno accolto la richiesta di riconoscimento di malattia professionale avanzata da Innocente Marcolini, 57enne di Carpenedolo e fino al 2002, e per undici anni, direttore finanziario, organizzativo e del personale di una multinazionale bresciana. I giudici della corte d'appello hanno ribaltato la sentenza di primo grado di due anni fa.
Marcolini ha vinto la sua battaglia. Ma non è una battaglia personale, come ci tiene a precisare. «A me interessava - spiega Marcolini - , visto che ero convinto di questo legame tra l'uso del cellulare e del cordless e della mia malattia, che questo problema fosse sollevato nell'opinione pubblica». La battaglia di Marcolini, è una battaglia per tutti, perchè se l'uso eccessivo di cellulare e di telefono senza fili è pericoloso «è giusto che la gente lo sappia». Una sentenza, dunque, che potrebbe cambiare il rapporto della gente con il cellulare, che mette nero su bianco la pericolosità delle onde elettronagnetiche emesse dai telefoni senza fili.
I guai per Marcolini cominciano nel 2002. «Ho avuto improvvisamente una semiparesi facciale». Il verdetto della risonanza magnetica è di quelli che lasciano senza fiato: neurinoma del trigemino e al ganglio di Gassner sinistro. Proprio all'orecchio sinistro Marcolini appoggiava il telefono per le sue innumerevoli conversazioni di lavoro.
«RESTAVO AL TELEFONO per quattro, anche cinque ore al giorno. Sempre cordless o cellulare quando ero fuori azienda e in giro per il mondo per lavoro». E, pur essendo destrorso Marcolini, per poter appuntare quanto emergeva durante la conversazione appoggiava il telefono senza fili all'orecchio sinistro.
Dopo la diagnosi Marcolini è stato operato, ma i problemi non sono stati risolti. Il 57enne deve convivere con dolori continui, controlli e prelievi mensili all'ospedale di Mestre, e somministrazione di farmaci. Ha perso il lavoro e non può, proprio a causa dei problemi di salute, assumere altri incarichi. Non ricorda quando ha cominciato a pensare che la malattia fosse correlata all'uso del telefono senza fili, ma le ricerche in internet e il parere degli esperti lo hanno confortato e ha deciso di chiedere giustizia e non si è arreso di fronte alla prima decisione avversa.
La battaglia del carpenedolese è stata vinta grazie a due esperti: il professore Giuseppe Grasso, neurochirurgo di Brescia, consulente di parte e il professore Angelo Gino Levis, oncologo e ordinario di Mutagenesi ambientale all'Università di Padova, nominato dai giudici. «Sia il mio consulente che il ctu hanno fatto un lavoro eccellente, hanno analizzato indagini a livello internazionale».Il perito d'ufficio ha indicato come concausa sicura del tumore le radiazioni del telefono. E i giudici non hanno potuto far altro che accogliere le richieste dell'ex manager.
In udienza è stato prodotto anche un documento del professore Lennart Hardell dell'University Hospital di Orebro, considerato tra i massimi studiosi dell'argomento e contattato dallo stesso Marcolini.
I giudici hanno dato ragione Marcolini. Ma la vittoria di Marcolini è un monito per tutti. Lui ha già preso provvedimenti: «A mio figlio di dieci anni il cellulare non lo lascio utilizzare».

Wilma Petenzi
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